Alla prima nazionale di Lindsay Kemp al Manzoni di Milano c’era Wally Toscanini e tutta la buona società meneghina. Alla fine dello spettacolo, “Flowers”, dopo i bis, gli applausi scroscianti e le innumerevoli chiamate,
con le luci già accese in sala nessuno accennava ad andarsene. Eravamo tutti sedotti. Io avevo già fatto un anno di scuola dello stabile di Genova (mezzo dentro e mezzo fuori perché avevo la erre), recitato con Giuliana Manganelli al Teatro Laboratorio, fatto un corso alla Comuna Baires, gestito sotto l’egida di Mario Menini il Teatro dell’Archivolto, condotto un corso di gestualità per il Gruppo Giorgi. Ma Lindsay era un'altra cosa. Ci infilammo nei camerini e prendemmo a seguirlo lungo le tappe del tour.

Ben presto diventammo amici. Lindsay aveva sempre bisogno di pubblico, soprattutto a cena dopo lo spettacolo. Poi ci fu il corso a Moltrasio per L’Autunno Musicale di Como e infine entrai in compagnia come tutto fare. Durante l’anno in cui ho lavorato con loro abbiamo allestito Mister Punch e Midsummernight Dream, ma occasionalmente si mettevano in scena anche Salomè e Flowers.

 

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Ricordo l’Incredibile Orlando che cantava con la sua voce a trombetta e i suoi occhi ciechi sparati verso un loggione inesistente: “I want a man just a regular man” in albergo a Cremona dopo lo spettacolo in una notte nebbiosa.
Annie, Neel, Francois Testori che nei camerini lanciava degli acuti degni della Tebaldi con quel suo culetto sbiancato dal trucco. Poi Lindsay; io e lui eravamo i più tira tardi, sempre gli ultimi a tornare in albergo. Parlava fitto in un inglese via, via sempre più etilico, mischiando con sublime arroganza menzogna e verità; un vero suscitatore di deliri.

Quando ho lasciato la Lindsay Kemp Company nel 1981 avevo capito che il teatro non faceva per me. Volevo una casa, un terrazzino delle piante e un gatto. Tutte cose che un teatrante di giro non si può permettere. Molti anni dopo è stato Andrea Liberovici che me ne ha fatto tornare voglia e d’ora in poi non sarà più una scelta di vita, solo un gran divertimento. Poi è arrivata la TV e una inaspettata notorietà cittadina ancora piu’ divertente.