Una scommessa per il Centro Storico

Non appena sono entrato in quel fetido portone ho capito di essere fottuto.
Le nobili architetture di un atrio cinquecentesco erano state stuprate come solo a Genova e nel Bangladesh sono capaci di fare. Piastrelle di tutti i colori come pavimento, le volte contro soffittate, e un po’ di perline stile baita che si alternavano sulle pareti ad un sapido intonaco rustico, istoriato di mensole arrugginite. Al centro eleganti ed estenuate resistevano le due coppie di colonne doriche annerite dai fumi dell’ultima utenza: un fornaio. La mia più intrinseca e più spontanea vocazione è quella di ripristinare la bellezza e l’armonia, non potevo che accettare la sfida. Sono stati nove mesi di lavoro durissimo, un parto tra i più difficoltosi, ma quando ho finito non c’era nessuno dei passanti che sbirciando dai vetri non restasse a bocca aperta. L’atrio del palazzo di Luca Giustiniani, iscritto all’Albo dei Rolli nel 1599 era tornato a splendere.

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