

Avrò avuto 13 anni quando mia madre, esasperata dalle continue richieste che facevo per abbellire la mia stanza mi disse: «Ti metterò a dormire in salotto».
Da Rubinacci ho esautorato in parte il mio grande desiderio arredando tre o quattro volte all’anno gli ottocento metri quadri della casa d’aste e delle ville che ci venivano affidate. Non avevo mai più di dieci giorni, dai settecento ai mille lotti e quattro facchini.
Mi amavano perché “camallavo” quasi quanto loro ululando, per la maggior parte del tempo, in preda al furore creativo: «Il cassettone Luigi XVI va laggiù, no giralo di spalla, qua il tavolo, abbassa quel quadro…». Il risultato era sempre stupefacente.
L’organizzazione dello spazio è stata la mia passione da quando ho memoria per ricordare. È lì che si sviluppano le funzioni della vita, se lo spazio è armonico anche la vita lo sarà.