Sabato scorso la benestante e sonnacchiosa Piacenza sembrava tutta animata dalla presenza della compagnia di Titania la Rossa e l’eccitazione della prima rimbalzava dalle statue equestri di piazza Cavalli alla bella facciata neoclassica del Teatro Comunale.
Con Angela Chiarva eravamo arrivate presto, ma il clima irrigidito e i nostri vestitini eleganti non consentivano itinerari turistici, così alla maestosa cattedrale abbiamo preferito il bar del teatro dove, su un divanetto di velluto rosso, troneggiava Ottavia Fusco, che prima di andare al trucco stemperava l’emozione del debutto con uno spumantino. In effetti l’unico che sembrava sereno era proprio Andrea Liberovici, l’autore della musica, composta per la Fondazione Toscanini su libretto di Giorgio Albertazzi che curava anche la messa in scena.
Mano a mano che il bar si riempiva andavamo riconoscendo molti genovesi, Paolo Giacchero (direttore degli allestimenti del Carlo Felice) Samir Sukar con Alessandra Vinotto, Mariri Viardo con Enrico Pinna, Ilaria Mazzoccoli… Per festeggiare l’evento i brindisi si sono susseguiti per cui ondeggiavo salendo le scale che mi conducevano al palco che celava la mia ebbrezza, ma mi consentiva una bella visione della scena e ed una ancora migliore dell’orchestra, con Gloria Clemente che dirigeva.
A cena mi ha raccontato di aver avuto non pochi problemi a imporre la propria autorità ai musicisti un po’ snob della Toscanini, si sa una donna… Eppure lei (spezzina di origine e residenza) alla fine ce l’ha fatta e tutti sono stati conquistati dalle sua bravura. La musica di Liberovici è bellissima, nuova ma senza astrusi intellettualismi, con una profonda vena melodica, e ha già ricevuto critiche entusiastiche, il testo e la regia… beh, li definirei imbarazzanti.
Albertazzi ha voluto affrontare grandi temi sociali (l’opera si ambienta in un campo Rom), ma le sue gitane più che alla veridicità dei film di Costurika si ispirano alle zingarelle verdine e il risveglio del campo pare un la foto ricordo scattata al Club Med con il gruppo di vacanzieri che si prepara per lo stretching mattutino. Fortunatamente Ottavia rimediava con la sua fisicità e la sua voce prorompente alla modestia vagamente dozzinale dei costumi e i cantanti (bravissimi tutti ma sopra tutti Roberto De Biasio) facevano dimenticare la banalità delle battute.
Gli applausi non sono mancati, ma nemmeno le perplessità che alcuni andavano bisbigliando nel defluire dalla sala mentre io e Annie Garrone (che era di una eleganza sobria ma davvero straordinaria) ostentavamo con stentorea sincerità. Solo che lei se lo può permettere molto più di me. Poi tutti a cena con un Paolo Limiti ineditamente riservato, un Pasquale Squitteri assai provato, e accanto a me la adorabile Caterina Guzzanti (Cunegonda nel Candido di Liberovici) con un nuovo fidanzato, il giovane regista Giacomo Ciarrapico, che le invidio moltissimo.
Albertazzi al suo tavolo gineceo, circondato di donne di tutte le età, nascondeva la delusione dietro un paio di occhialoni viola in tinta con il cashcol che non gli ha portato fortuna. Eh… questi grandi vecchi, se si accorgessero ad un certo punto di essere solo vecchi! Dopo aver salutato Antonietta ed Eugenio Pallestrini e Salvatore La Rosa abbiamo ripreso la strada di casa mentre avanzavo una prece ad Andrea: “La prossima prima per favore falla a Secondigliano. E’ l’unica città che mi sembra più pulita di Genova!”.