Mode estive - Nudi alla meta
Angiolina Priod
10 settembre 2003

La grande moda dell’estate è stata sicuramente la nudità pressoché totale, abbinata spesso a forme di violenza verbale e fisica, e finita con accessori di un gusto più tradizionale quali la miseria, il degrado e l’abuso di sostanze stupefacenti. E’ passato il tempo delle polemiche sulle pancette di fuori, e quello delle ampie scollature sulla schiena!

Bisogna mostrare molto di più per essere ben accolti e integrarsi nel cuore della nostra bella città. Altro che proibire il bivacco sulle gradinate delle chiese e dei monumenti storici come vogliono fare a Firenze e Venezia, cattivacci! Dalle pagine di un quotidiano cittadino ci ha già pensato un volenteroso chierico a rispondere ai sindaci di quelle città!

Ce li teniamo tutti noi quelli che vivono in strada di espedienti e furtarelli: un gradino per giaciglio, il cielo stellato per tetto, e vico di Nostra Signora del Soccorso come toilette. Chissà cosa ne pensa Gian Paolo Passano (della omonima profumeria di via Canneto) a proposito delle affermazioni di quel pretonzolo? Sono sicuro che lavare il vicolo dagli escrementi tutti i santi giorni non lo induce a considerare con benevolenza e carità cristiana i giovani barboni vivono in via San Lorenzo.

Beh no, Genova non ha certo dato il meglio di sé con il grande caldo, e i turisti che hanno tentato la ventura di camminare con il naso all’insù (come suggeriscono tutte le guide), per godere delle nobili architetture genovesi hanno pestato dei gran escrementi, fatto lo sgambetto ai ratti, e inciampato nei corpi abbandonati degli accattoni.

Mese di agosto: tre episodi, tre schegge di cui sono stata testimone. Ore 19 circa, Piazza Ferretto, a pochi metri dal Ducale, un giovane in piedi, perfettamente eretto, vomita in mezzo alla strada; il getto è potente e orizzontale (sicuramente aveva seguito una rigida dieta liquida), mi avvicino e lo invito fermamente a ricoverarsi almeno dietro l’angolo, lui risponde: «Belandi, puoi anche chiedermelo per favore!». Era un tipo formale.

Via Orefici un giovane tossico (che tutt’ora dorme in piazza Senarega col suo bel sacco a pelo) aveva chiesto l’elemosina tutto il giorno. A mezzanotte, torso nudo e ciuffo pubico ben in vista, avanza verso di me (che rientravo a casa) grondante sangue, la vena del braccio squarciata da una siringa ancora in loco e mi dice: «Mia, dammi un po’ un fazzolettino». Era un tipo igenico.

Piazza Raibetta ore 10,30 due marcantoni trasportano un enorme tavolo, li osservo fino a quando non lo scaraventano vicino ai maleodoranti bidoni della spazzatura che fanno da cornice a via San Lorenzo, alle mie invettive rispondono: «E’ vecchio, è da buttare via», erano due tipi ordinati.

Ma i Vigili Urbani esistono? Esiste un regolamento comunale sul vivere civile, c’è la volontà di farlo rispettare, oppure tutto è concesso? Forse i vigili urbani non esistono, sono una leggenda metropolitana, tutti ne hanno sentito parlare ma nessuno li ha mai visti. Ci sono gli Assistenti al Traffico, quelli sì, c’è la patente è a punti, ma il pedone del centro storico vive la dura legge della giungla d’asfalto, e deve farsi giustizia da sé.

Ragazzi se è questione di incassare un po’ di contante con le multe sono sicuro che se vi appostate vicino ai cassonetti del centro storico fate più stragi che in corso Europa. Ora i primi acquazzoni autunnali spazzano la città, la temperatura si abbassa (finalmente la gente ricomincia a vestirsi) e gli odori del centro storico tornano sotto una soglia accettabile, ma se per respirare dobbiamo affidarci al gelo prevedo gravi disagi durante le prossime stagioni.

Quasi, quasi rimpiango lo smog, forse più nocivo, ma certo meno sgradevole dei miasmi ammoniacali che dai vicoli-piciatoio si diffondono nell’etere. I vecchi vespasiani saranno anche stati uno sconcio, ma almeno qualcuno ogni tanto si prendeva la briga di pulirli, ora che ad una pisciata improvvisa e repentina non si offre alcuna alternativa se non il vicoletto buio, in sostanza ci troviamo a passare o ad abitare dentro cessi pubblici non riconosciuti!

Evidentemente il nostro governo cittadino più che sull’igiene punta sul folklore: una bancarella là, un abusivo qua (ma come faranno gli ambulanti ad ottenere tante concessioni dalla pubblica amministrazione?), ed ecco Genova che si trasforma in una succursale di Damasco, una appendice di Tangeri, una propaggine del Cairo! Senza nulla togliere al fascino di quelle città non mi sembra per niente sensato tentare di travestire la rigida e austera capitale della repubblica marinara che sovvenzionò le conquiste di Carlo V in una medina.

E chiarisco il mio pensiero aggiungendo che l’idea dell’ex ministro Burlando circa un bazar in piazza Caricamento è una di quelle che avrebbe fatto meglio a tacere! Entro trenta giorni la piazza si troverebbe immersa nella spazzatura, e assediata da tossici e accattoni.

Quando al liceo studiavo la struttura della Polis greca e la nascita della democrazia ad Atene non avrei mai immaginato di dovermi ricredere fino a questo punto…. già perché non avevo affatto capito che democrazia significasse cagare per la strada.

Oggi passo per fascistella solo perché mi rifiuto di assoggettarmi alla vittoria dell’orrore e della sporcizia, ma siamo proprio sicuri che il mio desiderio di vedere il centro storico lindo e ridente sia una spinta destrorsa? Non sarà più colpevole chi vuole trasformarlo in un serbatoio di disperati e delinquenti così da tutelare altri quartieri? Certo che se nell’estate del 2004 mi verranno a trovare amici da fuori gli consiglierò di visitare le ville di Albaro!