Lifting e bandana, benvenuto figlio di puttana
Angiolina Priod
22 settembre 2004

“Lifting e bandana, benvenuto figlio di puttana”.
Beh, io non mi permetterei mai di usare un linguaggio tanto scurrile nei confronti del nostro premier, ma lo slogan (che onestamente non nasconde una certa faceta arguzia), era proprio sotto gli occhi di tutti a Caricamento, martedì scorso, quando la città è stata sconvolta dall’arrivo di Berlusconi.

Dimentica di questo evento attaccavo con determinazione l’erto pendio di Salita Pollaiuoli in direzione di Palazzo Ducale sul fare delle undici, per andare al bancomat. D’improvviso un prestante giovanotto in divisa mi si para davanti. Io gli avrei anche dato corda, ma in realtà egli non mi offriva il suo giovane corpo! Voleva solo impedirmi fisicamente di passare. «Devo andare in banca», ho quasi mentito. «Va bene ma torni per la stessa strada», mi ha esortato lui perentorio. «Se sei sempre qua ripasso di sicuro, bel moretto», avrei risposto volentieri, ma ho preferito evitare lo scandalo e mi sono invece intrattenuta all’apice del colle per ammirare le gustose scenette di indignazione che si susseguivano.

Una distinta signora dai capelli argentei, di quelle genovesi granitiche, di polpaccio forte e aspetto dignitoso, accompagnata dalla figlia (anche lei in camicetta di picchè inamidato), si è fatta strattonare dai militi ma ha continuato imperterrita a procedere, solo per il gusto di inveire contro le forze dell’ordine dal traguardo della sommità, costretta poi a tornare indietro. Nel frattempo è sopraggiunta Fiamma Parodi, era uscita di casa in via Assarotti per portare a risolare un paio di scarpe in San Matteo. «Credevo di essere furba», mi ha detto «visto il blocco di via Roma e via XII, mi sono diretta spedita verso Carignano. Ho sgambettato per cinque chilometri e non riesco a passare neanche di qua!» Le ho offerto un bicchiere d’acqua agli Specchi, dove ci ha raggiunte Marta Gallo, anche lei in cerca di una via verso casa in vista del pranzo.

Abbiamo chiesto indicazioni, ma militi venivano da Milano, e nulla sapevano dei percorsi urbani! Si limitavano a mandare la gente in su o in giù. Beh, insomma da una piccola indagine sono risultate discrepanze di trattamento e pietose falle nella sicurezza, a parte il fatto che se un personaggio politico ha tanto timore per la propria incolumità dovrebbe forse domandarsi: «Perché la gente mi odia tanto?».

Irene Novello, architto e braccio destro di Andrea Liberovici, è scesa dall’autobus a De Ferrari (lato Borsa), con un pesante scanner che aveva appena acquistato e l’intenzione di raggiungere il proprio ufficio in salita del Fondaco angolo De Ferrari. Invece di attraversare la piazza ha dovuto procedere fino San Matteo e risalire su. Anche Giulia Odone (graziosa rosso crinita studentessa di legge), può nutrire del risentimento, dato che le è stato interdetto l’accesso all’università dove doveva sostenere un esame! Enrico Pinna invece (architetto, uno degli autori della GAM) ha superato inopinatamente il posto di blocco di San Lorenzo alle 12,30. «Gli altri li fermavano», mi ha detto, «intorno a me hanno fatto ala! Non so perchè»

Analoga sorte è toccata a Gianni Martini (curatore della mostra su Garelli all’Accademia). Mentre la polizia intimava l’alt alla Parodi lui si aggirava tra via Roma e Largo Eros Lanfranco con una pesante e sospetta borsa di cuoio nero senza essere importunato. Va bene che entrambi questi signori hanno un’aria totalmente rispettabile, ma le teorie del Lombroso non erano state confutate tempo fà?