«Lasciateci stare nel nostro piccolo». E’ stata questa la risposta definitiva che Marcello e Maria Antonietta Durazzo discendenti dei nobili proprietari di Palazzo Reale prima che venisse acquistato dai Savoia, hanno riservato a Luca Leoncini (curatore dell’omonimo museo e della mostra da Tintoretto a Rubens che vi si tiene), dopo le molteplici supplichevoli lettere con le quali lo storico dell’arte perorava il prestito delle opere ancora conservate dalla famiglia. Un comportamento che purtroppo rivela ben poca generosità di sé, e francamente anche scarsissima eleganza.
Ben diverso l’atteggiamento del figlio Giuseppe Maria Durazzo e di sua moglie Angela Valenti, che non potendo prestare dipinti, documenti o altri beni materiali, hanno quantomeno prestato la loro presenza, e la loro attenta partecipazione, durante tutte le fasi dell’evento. “Da Tintoretto a Rubens” è un titolo di charme, la mostra, più ambiziosamente, tenta la ricostruzione della favolosa quadreria dei Durazzo, invidiata da tutte le corti d’Europa, e tappa obbligata per i viaggiatori del Grand Tour.
Io sono arrivata in autobus, con Ambra Gaudenzi per evitare il selciato anti-tacchetto, e subito sono stata sospinta insieme a Giulio Belluti, Grazia Galliani, Marta Salotti e numerosi altri nello stretto imbuto che introduce al teatro Falcone. Malgrado il percorso della mostra sembrasse il trenino di un samba, sono riuscita a godere della magnificenza di alcune opere esposte, prima che la mia attenzione fosse catturata da una presenza: il Principe Alberto? Ma no! Era Andrea Fustinoni (F.A.I. Tigullio), che col suo chic radicale e il suo labbro imbronciato ricorda moltissimo il Grimaldi di Monaco.
Beh, anche se trovo sempre molto divertente quella vecchia storiella attribuita a Gabriella di Savoia: “Esistono tre tipi di principesse. Quelle vere, quelle false… e quelle di Monaco”, c’è comunque di peggio rispetto alle telenovelas del Principato.
Alberto di Monaco è intervenuto in qualità di testimonial (e ha funzionato alla grande: più di cento giornalisti invece dei soliti quattro), grazie i buoni uffici di del Durazzo figlio, solo per scongiurare le insistente richieste dei vertici (…2004 o Sovrintendenza non si sa), che al grido di: «Avanti Savoia», acclamavano l’intervento dei discendenti della nostra ex casa regnante! Così Marina Doria sarebbe potuta tornare a Genova bardata da regina, sai che bellezza! E poi, insomma, proprio gli eredi di quelli che ci hanno sottratto il quadro di Veronese perno cardinale della mostra dovevamo invitare? Via, che cattivo gusto.