Come la febbre, come una malattia contagiosa cresce il panico in città. Il centro sembra un campo minato, lo scenario di fuga da New York. Ora viviamo in tre città diverse, quella libera, quella gialla… in libertà condizionata e quella rossa: in isolamento. Ogni vicolo, strada o varco verso palazzo Ducale e il Porto Antico è stata sbarrata. Chiusa da cancellate di ferro massiccio, alte quattro metri, saldate solidamente ai palazzi e presidiate da giovani militi che appaiono spaventati e dunque pericolosi.
Le atmosfere de “Il Castello” di Kafka al confronto appaiono dolci e ingenue. Blindata al punto che persino i tombini sono stati chiusi con delle specie di blocca ganasce di uno squillante color becco d’oca che sembra urlare: «Pericolo». Non mi meraviglierei se qualcuno giungesse a gesti estremi.
Lavorare, andare a scuola, o solo fare la spesa è diventato impossibile, le frontiere che spartiscono la città ci costringono ad un percorso a ostacoli che oltretutto non è segnalato, spesso giungi a un punto morto e sei costretto a tornare indietro, imprecando tra rabbia, frustrazione e sudore. Immaginate casa vostra: ora per prendere il cappuccino o andare al Dì per Dì non potete più attraversare la strada ma dovete percorrere alcuni chilometri! Così la domanda che ho fatto rimbalzare nell’aria come un ritornello è stata: «Cosa fai per il G8?»
Mauro (Caffè degli Specchi): «Non lo so ancora, in realtà pensavamo di restare aperti, ma se continuano a incrementare questo clima di tensione….» (fa un gesto eloquente come per chiudere una saracinesca). «Io sono abbastanza disgustato, con gli alpini sono affluiti a Genova più di 20 miliardi invece con il G8 ci perderemo. Mi sembra un’opportunità mancata». Interviene Graziella «E i fornitori poi? Tanto non potranno consegnare, come si fa?» Riprende lui «Un mio amico poliziotto» (in questa occasione ho scoperto che hanno tutti un amico poliziotto) «mi ha detto che hanno requisito alla forestale i cannoni ad acqua, sai quelli per spegnere gli incendi? E potrebbero usarli sui manifestanti. Mi ha detto che si preparano ala guerra».
Carla Peirolero (attrice del Teatro della Tosse) «Sono ben contenta di essere impegnata ad Apricale, tanto in quei giorni non si sarebbe potuto fare niente».
Entro a comprare un balsamo per i capelli. Fiorella (profumeria Marylù via San Lorenzo) «Avremmo voluto stare aperti ma in questura ci hanno detto che è meglio chiudere, che sarà un macello, allora chiudiamo».
Le ragazze del SuperSconto di via Canneto: «Non si sa ancora niente, ma noi abbiamo paura, e poi come si fa ad arrivare qui? Si dovrà chiudere per forza».
Roselin Pescetto (Casa Antiquaria, via XXV Aprile) Di lavorare non se ne parla, è impossibile. Siamo stati penalizzati in tutti i modi quest’anno. Io il personale, le spese, l’affitto lo devo pagare lo stesso, ma ormai in centro non ci viene più nessuno, e a metà luglio tutti quelli che ne avranno la possibilità inizieranno le ferie. Anche io vorrei andare in vacanza, però mi dispiace abbandonare il campo. Metterò delle paratie alle vetrine, che sono anche tante, ma penso che se mi bruciano il negozio meglio che sia qui piuttosto che in Sardegna.».
Farmacia di via Canneto il curto:«Non ci dica niente, siamo le uniche aperte in tutta la strada, ma siamo di turno e la USL ci costringe a garantire il servizio. E se poi mettono una mina (una mina!?) a Palazzo Ducale e saltiamo tutti in aria?» Interviene l’altra «Faremo mettere una saracinesca con la grata … siamo sole! Ho sentito dire che hanno predisposto un obitorio con 500 posti!» Posti morto suppongo, che pensiero macabro! La signora allude credo ai 2/300 sacchi-cadavere acquistati dal governo per la più tragica delle evenienze. Quello che la dottoressa forse non sa è che un senatore dei Verdi si domandava se ci fosse già scritto il nome sopra.
Passano (dell’omonima profumeria di via Canneto il lungo): « Aspetto che torni il mio amico vice questore per decidere. Ma che schifezza, avrebbe dovuto essere una festa».
Tabaccheria di via Orefici «No, no. A noi chi ce lo fa fare, noi chiudiamo. L’assicuratore mi ha detto - e di cosa si preoccupa signora, tanto se le spaccano la vetrina paghiamo noi – ma a me se me la rompono mi scoccia lo stesso».
Guido Alpa (avvocato, docente universitario) «Io sono a Roma per impegni di lavoro. So che le banche hanno l’obbligo di apertura, ma agli altri conviene chiudere».
Due teppistelli di Sanpierdarena : «Stiamo facendo colletta per comprarci le bombolette spray. Vogliamo disegnare i muri di tutto il centro storico».
Enrico Cordano (biologo, vicepresidente del gruppo LiberipuntoTutti): «Ho aderito al GFS, sono contro la globalizzazione e manifesterò insieme a tutti gli altri».
Marina Montolivo Poletti (architetto) «Il Comune ci costringe a smontare tutti i ponteggi entro il 30 giugno, e non possiamo neanche fare domanda per rimetterli. Tutto è rimandato a data da destinarsi. Io lavoro soprattutto nel centro storico quindi in quel periodo sarò disoccupata. La tentazione di buttarmi nella mischia è forte, ma se resto a Genova probabilmente manifesterò con delle gran feste in terrazzo».
Marcella Gazzolo (vicepresidente del Circolo Il Balcone definita su Sette “la cuoca più bella che la storia ricordi”) «Sarà assolutamente impossibile tenere aperto. Io non credo di riuscire ad accedere al centro storico venendo da ponente. Non ho il Pass. Poi un amico che lavora in polizia mi ha caldamente consigliato di starmene a casa, dice che hanno avuto istruzioni precise: possono attaccare per primi, devono prevenire non proteggere».
Emilia (impiegata in una compagnia di assicurazioni di via XX Settembre) «Proprio questa mattina sono in pieno attacco di panico, ho appena visto quegli specie di tappi gialli sui tombini e sono entrata in paranoia. Io abito in Carignano, e va beh, dovrò fare il ponte monumentale per venire a lavorare ma ho veramente paura. Passerò per tre giorni in mezzo ai cecchini, e se a uno gli gira male e si mette a sparare? E se mi trovo accanto uno scemo che scherza e me lo ammazzano sotto gli occhi. Non consegnano nemmeno il latte, come faranno gli asili? Guarda lasciamo perdere, io mi do malata».
Nicola Solari (Ragioniere in una SIM che opera al palazzo della Borsa). «Io ho il Pass, lasciando il motorino in piazza dell’Annunziata dovrei riuscire ad arrivare al lavoro in orario, ma a me sembra che questa sia tutta una campagna terroristica per spostare il problema solo su un ordine di pubblica sicurezza. La questione vera è un altra, la gente non vuole il G8».
Luciana Fravega (dipendente di una grossa ditta di distribuzione alimentare) «Noi consegneremo solo fino a mercoledì, poi ci fermiamo. D’altra parte i nostri clienti chiudono quasi tutti. Per i giornalisti sono stati previsti 5 servizi pasto per 1.500 persone organizzati dalla Wellcome Ricevimenti. I grandi invece saranno serviti da Emozioni Sapori di cui fanno parte St Cyr, il Bai, Edilio e altri. So che anche loro hanno problemi gravissimi, dagli approvvigionamenti ai frigoriferi per contenere le derrate. Per i ristoratori della città non ci sarà nessun ritorno economico, solo disagi e problemi».
Giulia Felis (Felis antichità a Palazzo Ducale) «Sono costretta a chiudere, non è stato un consiglio, ma un ordine. Noi dobbiamo chiudere tutti. Io parto in vacanza ma torno per la manifestazione del 19. Dalla Lampada di Aladino, che di solito mi fa i paralumi, mi sono fatta fare un enorme copricapo bianco da suora felliniana, mi faccio prestare una maschera antigas dai miei amici speleologhi e partecipo alla protesta non violenta».