I salotti buoni genovesi sono deserti, ma se gli esuli si contano a migliaia è pur vero che tra gli irriducibili ci sono nomi illustri. L’armatore Giorgio Messina resta, vuole vedere se i pass funzionano, resta anche Emanuela Catteneo. Filippo D’Angelo, con la fidanzata Lidya, è tornato apposta da Parigi, dove abita, per non perdersi le complicazioni del G8.
Alessandro Merlo poi ha giurato di venire a mangiare nel centro storico tutte le sere: è una sfida, e Ambra Gaudenzi ospita in casa sua una delle troupe che realizzeranno il film di Citto Maselli. Lalla Carbone Doria non solo resta, ma pare che si unirà ai manifestanti. Brava! Non so darle torto dato che girando per la città mi sono resa conto che questi del popolo di Seattle sono dei gran bei ragazzi (si riconoscono facilmente, gli altri sono tutti poliziotti!).
Alla fiera, in quello sterminato piazzale battuto dal vento dove si trova il loro punto di accoglienza, sembra di essere a Cipro turca. Pochi striscioni: VOLONTARI, oppure BEDDING, cioè posti letto, e loro: i facinorosi. Un po’ figli dei fiori, un po’ Papa boys, un po’ punk istoriati di tatuaggi, si crogiolavano al sole, come in attesa di un traghetto per qualche spiaggia lontana e incontaminata. Sperare che non si verifichi nessun disordine mi sembra eccessivo, ma in mezzo a loro non ho provato alcuna sensazione di pericolo. Nemmeno un piccolo brivido purtroppo.
Il brivido diaccio nella schiena l’ho provato passando il varco ferrigno e sorvegliatissimo per la zona rossa. Sono entrata in Piazza Banchi e riuscita a San Giorgio. Fuori la solita sporcizia dentro un’atmosfera monegasca. Le strade pulite e lustre come non si era mai visto, i negozi aperti in attesa del grande pubblico, giornalisti e celebrità a spasso. Un’isola serena e bellissima. La quiete prima della tempesta?
Certo quelle alte inferiate da incubo kafkiano proliferate come un cancro in un risveglio mattutino che circondano tutta la zona rossa sono piuttosto inquietanti; ma chi sta dentro e chi sta fuori dalla gabbia? Beh, mi pare evidente che i grandi della terra si siano collocati all’interno. Noi siamo i visitatori di questo grande parco safari e se i percorsi obbligati risultano estenuanti pazienza, ci sono delle bestie feroci in semilibertà là dentro!
Qualcuno si è domandato come mai è necessario tutto questo? La regina d’Olanda gira per Amsterdam da sola in bicicletta; i governanti benvoluti non temono gli attentati! Ho incontrato la moglie del sindaco Carla Pericu in Sarzana quel lunedì mattina e mi è apparsa sconvolta almeno quanto me: «Speriamo che questa settimana passi presto!» mi ha detto.
La stessa sera ero in un localino di Salita Pollaiuli quando è entrato un anziano signore. Si è rivolto al barista, un giovane studente dall’aria simpatica: «Sono ebreo», ha detto, «mi sembra di essere tornato a Roma, nel ’39. Ho paura, non posso farne a meno». Gli abbiamo offerto un bicchiere di vino, ma ha rifiutato: «Avevo solo bisogno di sfogarmi con qualcuno, grazie», ha concluso uscendo.
Ma per fortuna c’è chi pensa anche al superfluo, che poi è indispensabile, come ad un cadeau per i rappresentanti dei mass media, così l’ha definito il Governatore Biasotti. Un dono che la Regione vuole fare a oltre cinquemila tra i giornalisti accreditati. Il ricco cofanetto blu è stato presentato martedì scorso in una delle più brevi conferenze stampa che la storia ricordi.
Biasotti era bello e severo, e bacchettava i suoi assessori per ogni minima lungaggine. Plaudo alla volontà di sintesi (in effetti di solito queste cose sono orrendamente autocelebrative), ma la scena era comunque esilarante. Soprattutto quando Beppe Turrin, che tentava di riappropriarsi della parola, è stato fulminato da uno sguardo del Presidente che non lasciava spazio ad alcuna ambiguità. In fondo era lui, povero Turrin, la star dell’evento. E’ lui che ha curato la composizione del cofanetto, che è costato solo cinquantamile lire - ha ricordato - (spese di spedizione escluse). Ma cosa contiene il prezioso scrigno? L’ho aperto con gusto. Dunque c’è un tappetino per il mouse con riproduzione di una cartina geografica antica, poi c’è un volume di Tormena “Genova dall’alto” con belle immagini, e un altro di De Ferrari sui grandi eventi storici avvenuti in Liguria.
Poi c’è un CD-rom con belle vedute della riviera e un altro CD con musiche di Paganini, «Perché forse voi non sapete» ha commentato l’ingenuo Turrin «che Paganini è più famoso nel resto del mondo che a Genova». Diamine, non so proprio che tipo di gente frequenti il nostro abbronzatissimo amministratore! Tutti i miei amici sanno benissimo chi è Paganini: un famoso negozio di dischi! Ma la chicca delle chicche me la sono tenuta per ultima. Nella scatola c’è anche una bottiglia, e Beppe Turrin di bottiglie se ne intende dato che prima imbottigliava la coca cola e poi ha sposato una Riccadonna. Ma l’ampolla in questione non contiene vino, siamo socially correct, è olio, della nostra bella terra ligure. Applaudo all’iniziativa.
Si sa che l’olio d’oliva è apprezzato e rinomato nel mondo più ancora di Paganini, e poi certamente questi signori Carli, produttori dell’olio in questione, con tanto di marchio ed etichetta, hanno sicuramente meritato una pubblicità, promossa dalla Regione Liguria, su così vasta scala (la mensa di 5.000 giornalisti!). L’ampio ed esaustivo catalogo della ditta Carli - ricco di encomiastiche notizie genealogiche - è stato naturalmente inserito nel cofanetto omaggio, in modo che i giornalisti avessero materiale per eventuali articoli.
Chissà, forse un etichetta sul genere “Olio Ligure” oppure “Consorzio dei produttori” sarebbe stata più elegante, ma si sa le ragioni del portafoglio prevalgono sempre su quelle di stile, e i Carli sono stati così generosi nell’offrire il loro prodotto ad una cifra che comunque non ci è stata rivelata! Chissà se ci sarà lo zampino del ministro Scajola, buon amico della famiglia Carli?