Il dizionario dei genovesi
Angiolina Priod
28 febbraio 2001

B: Buonismo, per risolvere con un farmaco efficace ed istantaneo questo fastidioso disturbo che viene spesso accompagnato da insopportabili flatulenze, vedi alla lettera P.

C: Carrà (Raffaella), del Festival di San Remo si dice come al solito tutto e il contrario di tutto. Vorrei solo segnalarvi una perla che forse vi è sfuggita: le manifestazioni di entusiasmo… così partecipe e spontaneo, rubato alla soubrette durante l’esibizione, per altro noiosetta, di Eminem. Lei è una vera diva. L’unica che riesce a raggiungere vertici di volgarità con un atteggiamento di professionale consapevolezza.

E: Effetto Notte; vedi: rassegne cinematografiche.

I: Immigrazione. Lo sapevate che è cominciato un nuovo fenomeno migratorio che ha come meta la nostra città? e non alludo alle evidenti presenze nord africane. No, questo è un fenomeno più subdolo. Sono i milanesi che, stufi di loro stessi, cominciano ad osservarci con interesse. Controllate voi stessi, guardatevi intorno!

L: Libri o libro, come quello edito dal Melangolo e presentato oggi all’Accademia. Si chiama Il Vivaio e l’ha scritto un ligure di Lerici, un settantenne, tanto per dare una misura. Lo presenta Maurizio Maggiani ,che tra romanzi e tivù ha raggiunto il successo, e con Paolo Bertolani, il nostro autore, condivide le origini. A Genova lo conoscono in tanti Maggiani… se ne parla un po’ come di un mito… non so. Una amica mi dice che di persona è di una noia infernale.
Io il libro non l’ho ancora letto ovviamente. E’ un racconto ispirato a von Kleist, ma pare che sia la premessa alla pubblicazione di un romanzo di più ampio respiro che parla dei nostri luoghi: Racconto della contea di Levante. Maggiù Viardo, patron del Melangolo (siamo in clima di festival, no?), si è fermata da me giusto il tempo di una sigaretta quando è venuta a portarmi il libro e l’invito, ma sono riuscita a farmi raccontare qualcosa. Dunque pare che Bertolani dica che sa amare solo stesso ed è incapace di provare gioia. Molto ligure come atteggiamento, e buona premessa per un romanzo. Niente distrazioni, per favore.

P: Pillole, o meglio le pillole di Dana Wyse. Ero a Mentelocale con Giulia Felis e Silvia Venturino quando mi è caduto l’occhio su un allestimento di propaganda per una mostra. Robetta da Biennale, ho pensato con la mia consueta arroganza, poi ci siamo soffermate a leggere le scritte in piccolo e abbiamo cominciato a darci gomitate e ridere forte con la mano alla bocca come bambine piccole. Questa Dana è un genio dell’umorismo. Andate assolutamente a vedere la mostra prima che chiuda (sabato), ci sono capsule e rimedi miracolosi per tutti i nostri problemi: come l’ Enjoy life completely and istantly, o il Comunicate effectively with your father, o anche il Be straight (etero) instantly, che si abbina graziosamente con il Be blond instantly. Poi ci sono gli istruttivi giocattoli per bambini sotto i dieci anni: Grow Up To Be Gay: nella versione per maschietti con accessori come pettini, monili, metri da sarta; o per femminuccie: pinze e martello, ascia, eccetera, eccetera. Si chiama Celebrity Sperm questa mostra: Sperma di Celebrità, ma disponibile è rimasto solo il numero 343, il liquido seminale di Mikhail Gorbachev, che francamente non mi interessa molto. Però coi soldi di un aperitivo si può uscire con un ricordino anche più significativo. E poi l’allestimento, da Rebecca Container (in fondo a via San Bernardo), è di un’eleganza straordinaria, un vero esercizio di stile ricorda quasi le argomentazioni di certa politica molto in voga ultimamente..

R: Rassegne Cinematografiche. Sono Tonino e Filippo D’angelo con il cugino Lorenzo Maura che hanno messo su (un po’ per passione un po’ per non morire, credo) questa piccola ma frequentatissima manifestazione al cinema della Consolazione - che ha assunto lo stravagante nome di Nickelodeon - tutti i mercoledì. Si proiettano solo le opere prime di una serie di registi selezionati in base al gusto dei curatori.
Io sono andata a vedere Per favore non mordermi sul collo, che già allora mi era piaciuto tanto e ho trovato che l’ambiente è discretamente confortevole, il pubblico tra i più eterogenei e l’atmosfera molto conviviale. Dopo lo spettacolo si può anche brindare e scambiare quattro chiacchiere. Ma questo sta diventando un salotto!

Z: Zingari: “I miei giorni si svolgevano in un bighellonare che, sempre, invariabilmente, non portava a nulla di concreto.
Un giorno vidi gli zingari.”
La mostra alla Berio, in una dignitosa saletta al piano strada, si chiama ROM, ma Stefano Grondona , l’autore, li chiama zingari nel suo breve testo pieno di magia e di una ingenuità fin troppo fanciullesca. Sono foto, anche di grandi dimensioni, tutte in bianco e nero. Le ha realizzate nel 1975, e mostrano un disagio esistenziale di esasperante brutalità. Sono immagini potenti, vere fino alla devastazione, drammatiche. La grande bellezza si sottintende, ma è evidente che non solo l’obbiettivo può essere inumano. Ero sola alla mostra, beh, non credo che sia mai veramente affollata, ma oggi poi, con questa neve! C’era solo un custode che si materializzava a tratti, con qualche mesta parola, per poi tornare a svanire. Non mi sono fermata molto perché mi sentivo un po’ intimidita, ma abbastanza a lungo per notare che in ognuna delle foto, o quasi, c’è un volto deformato tra gli altri che ti osserva. Un ghigno, il dolore, il pianto, il riso, l’attesa.
Conosco Stefano personalmente e conosco i suoi lavori, ma queste opere, di una forza straordinaria, mi hanno veramente turbata.