A teatro con i Dico
Angiolina Priod
14 febbraio 2007

La coppia coronata del teatro italiano, Paola Gassman e Ugo Pagliai, ha riunito per la prima al Duse martedì un bel pubblico. Numeroso e, nel caso di Simonetta Morini, particolarmente elegante. Tutta una trasparenza tempestata di jais per il decolté pigramente coperto con una stola. Vagamente estraniante l’effetto di questa apparizione sotto le luci impietose dei fanali di via Bacigalupo, ma di grande impatto… e poi come suol dirsi: “Vive la difference”.

Pagliai sa come farsi apprezzare, è generoso, verista e il pubblico lo coccola. Io sono una grande fan del totale understatement di Paola Gassman, ma è il mattatore assoluto è lui, se si escludono gli splendidi disegni di Buzzati (alcuni tratti dal suo capolavoro: L’invasione degli Orsi in Sicilia), proiettati come una scenografia. Beh, diciamo che in questo caso la citazione all’Urfaust di Andrea Liberovici (in cui Paola e Ugo si sono esibiti l’anno scorso) è palese. Sette piani, così si chiama la piece, è tratta da una novella, una delle più angoscianti di Buzzati, parabola sul nostro destino umano o sociale?

Credo che ad ognuno sia lasciata la libera scelta, sta di fatto si scende sempre più in basso! Come sembra scendere in basso la rissa politica sui Dico. Vittorio Sgrabi (particolarmente esaltato) ieri notte ululava sullo stage di Markette: «Inculatevi e siate felici», cito testualmente. Ma non era una campagna dell’ArciGay a favore di questa singolare pratica, il senso era: fate quello che volete ma non rompete l’anima con i vostri così detti diritti. Tutto partiva dalla tesi, reiterata dal tuttologo ferrarese fino a far temere un principio di Alzheimer, su cui si basava il suo intervento.

Cito ancora testualmente: «La famiglia è un valore, l’omosessualità è un piacere». Dal che si arguisce che i valori (famiglia inclusa) tanto un piacere non sono, l’omosessualità invece si! Ma i genovesi cosa ne pensano? Ho colto l’occasione della prima per un mini sondaggio tra i presenti. Raimondo Sirotti: «Favorevole, certamente! E poi da che pulpito vengono le critiche… » Ambra Gaudenzi, a favore, malgrado il jet lag, Paolo Marenco, favorevole con moderazione (se volete saperne di più andate lunedì a Villa Cambiaso il ciclo di conferenze organizzato da Palo, è sulla cultura di impresa, ma forse una battuta ci scappa).

Silvia Venturino: «Era ora, in Italia siamo sempre in ritardo... io invece sono in anticipo, convivo solo da sette anni, non ho diritto a niente. Ma tanto adesso mi sposo!», e si apre il toto scommesse per il colore dell’abito. Giacomo Famà (che sabato 17 inaugura in via Lomellini il suo prestigioso corso di fotografia, rigorosamente in bianco e nero) è un buono, e vota a favore dei diritti dell’amore.

Ma la risposta più arguta, anche se sguscia di tra le mani come una saponetta, e quella di Simonetta Morini: «Non ti do il mio parere ma quello di Oscar Wilde, tratto da una battuata del mio personaggio, Lady Allonby. Alla domanda quale sia il marito ideale lei risponde: Non esiste, l’istituzione stessa del matrimonio è sbagliata! Non capisco perché creare altre istituzioni!».