Arroganza e inciviltà
Angiolina Priod
17 settembre 2003

L’evento più recente che ha mosso la partecipazioni del parterre genovese è stata l’inaugurazione della Collezione Wolfson nella nuova sede della Regione martedì scorso. In realtà si trattava della celebrazione dell’immobile stesso, dato che i gradevoli oggetti che costituiscono la collezione (che Mitchell Wolfson, con buona pace di Plinio e dei più sprovveduti, non ha ancora donato proprio a nessuno, come mi ha personalmente chiarito questa estate durante un piccolo aperitivo a casa di Giulio Belluti), li abbiamo già visti per dritto e per rovescio.

Il Palazzo ex Navigazione Italia ristruttratissimo non ha temuto di mostrarsi in tutta la protervia dei lustri parquet, dei marmorini veneziani, e degli arredi: compreso il mastodontico tavolo attorno al quale si sono seduti i potenti della terra per il G8, che troneggiava tra i mobili di Issel e Bugatti, con tanto di foto sul catalogo.

Per una questione di buon gusto personalmente avrei evitato di sciorinare con quella baldanza un così triste ricordo. Da qualunque parte ci si collochi politicamente esso non può che rappresentare il simbolo di accadimenti che hanno inferto alla nostra città ferite e conflitti ancora irrisolti!

Alle 19,15 ero in coda davanti all’ingresso della Regione accanto a Sabina Alzona, e si ingannava il tempo parlando di corse automobilistiche (lei sta per partire per il Rally della Costa Smeralda), ma dopo venti minuti di attesa, del tutto sgraditi e resi ancora meno sopportabili dal flusso di sedicenti personalità che percorrendo un corridoio preferenziale si tuffavano nella mischia, mi sono accodata a Giovanna da Passano e, sfruttando Stefano Delle Piane come un ariete, siamo riuscite a entrare.

Ero percorsa da un fremito di indignazione che purtroppo non è sfuggito a nessuno (confesso che quando mi tengono in piedi in un caldo soffocante e sento il trucco che si scioglie tendo a perdere il mio a plomb!), quindi ho rititolato la mostra “Inciviltà e Arroganza”.

L’inciviltà di fare figli e figliastri tra gli invitati e l’arroganza dei mobili del G8 en pendant con gli orridi tendoni di policarbonato che ospitavano il ricco buffet. Era piuttosto imbarazzante e io sentendomi un po’ una Rosella O’Hara, mi aspettavo di sentire risuonare nell’aria le tristi melodie degli schiavi neri di ritorno dai campi di cotone! Chissà cosa ne hanno fatto dei barboni e dei tossici che solitamente affollano la piazza? Una bella pulizia di stagione!

A noi cittadini di serie B (cioè quelli che vivono nella legalità ma non vantano privilegi di partito) piacerebbe poter passare per piazza De Ferrari tutti i giorni senza essere importunati o aggrediti (come è successo ad una fotografa della rivista Touring, collo di bottiglia alla mano, non più di due giorni or sono), e senza essere offesi da quei cupoloni di plasticaccia che sarebbero appena sopportabili per una concessionaria d’auto del basso ovadese!

Malgrado il malumore però devo ammettere che belli o brutti c’erano proprio tutti. Ho salutato di sfuggita il sindico Beppe Pericu, ho scambiato una battuta con Davide Viziano, ho invidiato Eugenio Pallestrini che già usciva mentre io sudavo nella calca, ho sgomitato un po’ al buffet con Caterina Venchi, e ho sfiorato con le labbra la guancia levigata e colorita di Ines Zerbone che prima era in compagnia di Maurizio Rossi e del principe Castelbarco.

Con Augusto Cosulich invece ho scambiato, lungo lo scalone, un caldo abbraccio, un modo certo inappropriato, per ringraziarlo della splendida festa offerta sabato scorso per i suoi cinquant’anni: circa 600 persone divinamente accolte nel fascinoso palazzotto di campagna della famiglia di sua moglie, Luisa Vaccari. Il melting pot era straordinario per bellezza, nazionalità e fasce d’età, dai 6 agli ottanta c’eravamo tutti, e tutti abbiamo ballato fino all’alba.

Alle cinque del mattino sono riuscita in extremis a trovare un passaggio di ritorno a Genova in macchina con Alberto e Maggiù Marsano. Io ero dietro con Manuela Mondini e non mi sono potuta trattenere da alcune considerazioni sulla più recente interpretazione genovese ispirata all’opera di Lewis Carrol “Alice nel paese delle Meraviglie”. Beh, la performance che Francesco Berti Riboli e la sua Fabiana (solidamente presenti anche al party di Augusto), hanno sostenuto è degna di un film di Altman.

Avevo sentito parlare di Non Compleanni, ma l’idea di festeggiare un Non Matrimonio (con tanto di torta finta, davanti a 400 amici che ti hanno fatto il regalo e si stanno congratulando con te), è imbattibile. Dopo questa eccellente prova di recitazione consiglio a Francesco di abbandonare Clinica Montallegro per accostarsi al mondo della televisione, dove la sua Non Moglie tenta da tempo di muoversi. Chissà… invece di coniugi potrebbero diventare una coppia dello schermo!